La foto, che ritrae un tratto dell'Adda compreso tra Lodi e Spino, rende visibile l'ambiente a rischio inquinamento denunciato, dall' associazione Arbatros, dalle pagine de "ilCittadino":"Puzze e schiuma, a Lodi l’Adda riceve i liquami di Spino d’Adda.
Schiuma e miasmi: l’Adda è l’alveo di accoglienza di acque solo in teoria depurate, ma in realtà
sporche, con buona pace dei lodigiani. Sarebbe a dire che la città di Lodi riceve, attraverso il fiume, buona parte dell’inquinante scaricato dal depuratore di Spino. Lasciamo alla fantasia
di chi legge immaginarne la composizione. Ma il problema esiste, eccome; denunciato da un’associazione spinese che si chiama Albatros e che si occupa di studi territoriali. Il punto è
che «il depuratore comunale, recentemente in fase di adeguamento funzionale, versa ancora in condizioni di sovrasaturazione», come del resto riconosce il Piano di governo del Territorio (Pgt) di Spino d’Adda. «Come nostra abitudine spiega Antonio Milanesi, presidente di Albatros abbiamo voluto approfondire l’argomento allo scopo di avere una chiara visione del problema.
Ci siamo accorti che è certo e preoccupante. Il depuratore di Spino è stato dimensionato già in modo scarso negli anni ‘90, quando la popolazione era ancora al di sotto dei cinquemila abitanti e ora, che abbiamo superato i 7.000 possiamo facilmente affermare che copre la sua funzione a meno del 50 per cento». Vuol dire che le acque immesse nella lanca sul fiume non sono depurate a dovere e così raggiungono il Lodigiano. Albatros dal canto suo fa presente che tre amministrazioni comunali si sono succedute a Spino, incassando dai cittadini, tramite bolletta di Padania Acque, oltre 3 milioni di euro da destinare a fognatura e depurazione. Ma a risolvere la questione non ci è riuscito nessuno. «Queste entrate per legge dovevano proprio essere destinate all’adeguamento di questa struttura protesta Milanesi . Oltre alla vergogna di aver sciupato
questi soldi per altre spese che non han lasciato nessun duraturo effetto sul territorio ed oltre all’imbarazzo di coltivare strategie ecologiche a favore dell’ambiente mentre gli escrementi della popolazione scorrono a cielo aperto nel nostro fiume, nasce un nuovo rischio: quello di dover rendere alla popolazione la tariffa incassata per un servizio che non è stato prestato, ovvero la depurazione». Ci sono paesi (uno per tutti Montodine) che hanno dato corso a pratiche legali per ottenere la restituzione della somma. Sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale che riassunta sancisce che « il servizio non reso pretende il reintegro della tariffa pagata».